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Tunnel rats – Operazione Persching Febbraio 1967
Inviato: Patton @ Mer Mar 01, 2017 23:28
I tunnel rats, topi di galleria, erano unità di soldati americani, australiani e neozelandesi addestrati per compiere missioni di ricerca e distruzione sotterranea durante la guerra del Vietnam.

Durante la guerra del Vietnam, i Viet Cong crearono una fitta rete di complessi sotterranei utilizzati come rifugi, centri di comando e passaggi segreti. Tali complessi erano presidiati al loro interno sia da uomini che da altre protezioni quali sifoni riempiti d'acqua ed animali come serpenti, scorpioni e pipistrelli. Una volta scoperto un tunnel, in questo venivano inviati i tunnel rats con lo scopo di ucciderne gli occupanti e successivamente distruggere le strutture con esplosivo. I rats, soldati in genere di bassa statura, erano equipaggiati solo di pistola semiautomatica M1911 calibro 45 e di lampada. Data la ristrettezza degli spazi nei quali dovevano operare, e considerato il notevole rumore prodotto dal fuoco di una M1911 era frequente che i rats utilizzassero altre pistole quali quelle di fabbricazione sovietica in dotazione ai vietnamiti (prelevate ai morti). Non era altresì infrequente che qualche soldato adottasse espedienti particolari per ridurre il rumore della M1911 ed abbassare quindi il rischio di sordità.

I tunnel sono stati originariamente realizzati durante la guerra contro i francesi, ma sono stati rapidamente estesi all’arrivo degli americani. Venivano costruiti da volontari, lavoratori dei villaggi, utilizzando semplici zappe e cesti. L'argilla Laterite in cui sono stati scavati i tunnel ha un aspetto rossastro opaco e si asciuga rapidamente durante la stagione secca. Durante la stagione delle piogge è molto morbido e molto più facile da lavorare. Grazie alla naturale capacità dell’argilla Laterite di asciugare rapidamente ed indurire, facile da lavorare, ne ha fatto un ottimo terreno in cui scavare un tunnel.

I passaggi stessi non sono stati realizzati in linea retta, anzi sono stati fatti con gli angoli che avevano non meno di 60 gradi e non più di 120 gradi di angolazione. Questo ha reso impossibile le riprese in linea retta e ha contribuito a deviare i colpi esplosivi da granate che venivano gettate dagli americani per lo loro distruzione.
I sistemi di tunnel avevano diversi livelli, ogni livello veniva separato da una botola stagna che sigillava il resto del sistema contro gas, inondazioni, ecc.. Le botole stesse venivano mimetizzate tanto da poter ingannare una persona a credere che il tunnel fosse finito in un vicolo cieco, quando in realtà portava ad un enorme sistema di altri passaggi. Questi passaggi avrebbero portato a loro volta a depositi di munizioni sotterranei, cucine, rifugi antiaerei, ospedali, magazzini, laboratori, latrine, e persino teatri per lo svago o le riunioni politiche.

I vietcong trascinavano i corpi dei loro compagni morti sottoterra, nei tunnel, quando era impossibile seppellirli fuori terra a causa della presenza delle truppe americane. Dopo essere stati trascinati nel sotterraneo venivano sepolti in posizione fetale nelle pareti del tunnel e ricoperti da un sottile strato di argilla.
Pratica comune alle forze statunitensi per ripulire i tunnel dal nemico era quella di sigillare gli ingressi o lanciare lacrimogeni all’interno per obbligare il nemico a uscir fuori.

I rischi che le truppe statunitensi dovevano affrontare nei tunnel comprendevano trappole esplosive, bombe di rilascio a pressione, pali Punji, trappole serpente (i vietcong legavano un serpente velenoso sui soffitti, nei cespugli in modo che potessero mordere un nemico ignaro sul collo, alla faccia, alle mani ecc.).Oltre alle regolari imboscate, alcune gallerie avevano appositi fori nelle pareti contenenti dei pali che venivano azionati a spinta per impalare qualsiasi intruso. A volte i vietcong si posizionavano in corrispondenza delle botole e degli ingressi dei tunnel in attesa del nemico, emergendo per ucciderli con pali, colpi, coltelli. Senza contare che ci si sarebbe potuti anche perdere nelle gallerie.

Al rilevamento di un ingresso del tunnel, i soldati procedevano a controllare l'area circostante da eventuali trappole esplosive; se scovate venivano disarmate, dopo di che veniva gettata all’interno del tunnel una granata. Dopo di che l’uomo di punta, il primo rat man, veniva calato a capofitto nel tunnel tenuto per i piedi dai suoi compagni. Era equipaggiato di un pistola in una mano e di una torcia nell’altra. La perlustrazione procedeva per localizzare l’eventuale nemico, tastando le pareti e il terreno per scovare eventuali trappole esplosive e mine. Il più delle volte veniva assicurato ad una corda in modo di poter essere tirato fuori nel caso di presenza di un pericolo.
L'uomo di punta doveva costantemente cercare trappole esplosive e attività nemica, mentre il secondo uomo doveva perlustrare il suolo per procedere alla stima dell’esplosivo necessario per la demolizione del tunnel.

La missione principale era quella di uccidere i nemici; i soldati venivano istruiti a non sparare 5-6 colpi di fila perché sarebbe stato come informare il nemico che stavano per ricaricare. Avrebbero inoltre proceduto a cercare nel tunnel mappe e documenti per l’intelligence e di recuperare le armi e le munizioni trovate nelle gallerie.

Dopo aver ultimato la perlustrazione nel tunnel ed essere usciti, venivano piazzate le cariche di esplosivo C4 in corrispondenza delle curve del tunnel e negli importanti punti di forza precedentemente calcolati. Dopo essere usciti e ad una distanza di sicurezza, si procedeva a far detonare le cariche e quindi demolire il tunnel.
Non si può immaginare la sensazione di strisciare in uno stretto cunicolo, non sapendo chi vi sia al di là di esso, dove conduce e quali pericoli si possano trovare al di là di ogni curva.











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